| Gli oliveti secolari |
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Il valore degli oliveti secolari Nessuna pianta è così presente nella storia e nella cultura dei popoli mediterranei come l’albero dell’olivo (Olea europaea L. ssp. sativa Hoffman & Link, sinonimo Olea europea L. subsp. europaea). Coltivato dai tempi antichi e onorato dai Greci (secondo la mitologia, fu Atena a piantare il primo albero di olivo in Grecia), in molte culture è uno dei più famosi simboli della pace. Nella religione ebraica, l’olio di olivo veniva utilizzato nei rituali sacri: profeti e re erano unti come segno di investitura delle loro regalità, da cui la voce ebraica Mashiah (Messia) o Khristós del linguaggio greco antico che significa “il Signore è unto”. La pianta dell’olivo, probabilmente originaria della Siria, fu introdotta in Asia minore, Egitto, Grecia, Italia e altri paesi della regione mediterranea. L’uomo, con le sue coltivazioni, ha ampliato significativamente la distribuzione geografica della specie che è, al giorno d’oggi, molto vasta, estendendosi dal Punjab, ai piedi dell’Himalaia, fino alle isole Azzorre ed all’arcipelago delle Canarie, in pieno Atlantico, lungo una fascia che comprende l’Iran, il Vicino Oriente, l’Anatolia, i Balcani meridionali, la penisola Italiana, il centro-sud della Francia, la penisola iberica e tutta la fascia pre-sahariana. Conseguenza diretta di questa diffusione è il notevole adattamento della specie a differenti tipi di ambienti con svariate caratteristiche pedologiche e climatiche così come l’ampia variabilità di caratteri genetici, inclusi quelli relativi alle caratteristiche di germinazione dei semi.
L’olivo, come poche altre specie di importanza agronomica, è ancora presente in natura allo stato spontaneo, nella varietà selvatica comunemente chiamata oleastro (Olea europea L. var. sylvestris Miller-Brot), esso rappresenta una delle specie caratterizzanti della macchia mediterranea. Questa specie ha un portamento cespuglioso, molto ramoso, con foglie verde scuro e frutti più piccoli rispetto all’albero dell’olivo. La polpa dell’oleastro è più fine e più povera di olio rispetto al suo corrispondente domestico. Una vecchia pratica di valorizzazione economica dell’oleastro era di usarlo per gli innesti. Gli oliveti, soprattutto quelli secolari allevati secondo tecniche tradizionali a basso impatto ambientale, al pari di altre compagini forestali come macchie e foreste, svolgono un ruolo strategico nel contrastare gli effetti dell’erosione eolica ed idrica e quindi della perdita di suolo e dell’impoverimento della sostanza organica. Non va altresì trascurata l’importanza di tali formazioni nella mitigazione delle cause della desertificazione; in aree con limitato tasso di boscosità gli oliveti costituiscono un importante carbon sink, in grado di intrappolare ingenti quantità di anidride carbonica (un giovane oliveto, a 6 anni dall’impianto, trattiene circa 55 kg CO2/pianta). A questi sistemi agrari va attribuita anche un’importante funzione ecologica: l’oliveto “storico” rappresenta un ambiente semi-naturale, rimasto invariato da secoli. Condotto in maniera estensiva, presenta 50-60 piante ad ettaro, talvolta disposte con sesto d’impianto irregolare seguendo l’originaria ubicazione dell’olivastro, spesso delimitato da una fitta rete di muri a secco a ridosso dei quali sopravvivono lembi della vegetazione arbustiva spontanea che è stata eliminata in tempi remoti per lasciare spazio alle colture. Questo habitat, oltre all’innegabile valore culturale e paesaggistico di cui è portatore, costituisce un ambiente di importanza rilevante per le comunità floristiche e faunistiche che vi trovano rifugio. Sebbene soggetti a pratiche agricole di tipo tradizionale (ben diverse da quelle praticate negli oliveti intensivi ma pur sempre rivolte a mantenerne elevata la produttività), devono proprio a tali pratiche la grande variabilità di condizioni strutturali che causa poi la diversificazione delle specie vegetali ed animali presenti, alcune delle quali rientrano tra quelle sottoposte a tutela dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE). Negli oliveti secolari, con tronchi contorti e cavi, nidificano alcune specie come le cince, il gufo comune, l’upupa e la gazza. Quest’ultima è la specie che si è maggiormente avvantaggiata delle trasformazioni del territorio, colonizzando tutti gli ambienti antropici. Molti altri uccelli migratori frequentano a scopo alimentare gli ambienti coltivati; tordi e storni sono comunissimi di inverno negli uliveti, mentre è frequente avvistare ballerine bianche e gialle nei pressi degli allevamenti alla ricerca di insetti tra i cumuli di letame.
Le minacce per gli oliveti secolari Gli olivi secolari sono in pericolo a causa di alcune pratiche agricole sconsiderate. Perdita di biodiversità causata dalla limitata conoscenza del valore naturale degli oliveti secolari. Gli oliveti secolari coltivati in modo estensivo sono spesso caratterizzati da particolari elementi strutturali quali, ad esempio, siepi, fasce coltivate, alberature, arbusti spontanei e, fintanto che essi vengano coltivati con tecniche tradizionali, essi possono essere considerati come aree agricole con elevato valore naturale (EEA, 2004). Sulla base della definizione di Aree Agricole ad Elevato Valore Naturale, in queste aree possono trovarsi non solo siti di interesse naturalistico e specie rare o minacciate, ma anche numerose specie comuni e diffuse che necessitano di monitoraggio e protezione. Gli oliveti secolari, in qualità di agro-ecosistemi, espletano una serie di funzioni e servizi (Millenium Ecosystems Assessment, 2002) così definibili:
Proprio l’insufficiente conoscenza di tali servizi è causa, come per gran parte degli ecosistemi minacciati sul nostro pianeta, della mancata valorizzazione in termini macroeconomici e quindi, a far tali aree sottoposte alle stesse logiche di mercato di aree agricole produttive quali i frutteti o i vigneti. Intensificazione delle pratiche agricole L’agricoltura intensiva causa forti ripercussioni sull’ambiente. Ad esempio: le ripetute lavorazioni come pure l’impiego di macchine sempre più potenti e pesanti comportano il compattamento dei suoli e la compromissione delle caratteristiche di permeabilità ad acqua e gas tellurici, della struttura e, in definitiva, della capacità di ospitare la ricca micro-fauna del suolo. Tale pratiche, se eseguite su terreni acclivi o privi di una adeguata regimazione delle acque superficiali conducono, in breve, ad una intensa erosione superficiale con ulteriore depauperamento della sostanza organica. Questo processo si risolve nella perdita netta di suolo fertile Le lavorazioni ripetute, per il controllo delle infestanti, associate all’assenza di aree inerbite ha il risultato di lasciare il suolo particolarmente esposto alle precipitazioni abbondanti ed intense del periodo autunno-invernale, tipiche della regione mediterranea, con effetti disastrosi sull’asportazione del suolo e della sostanza organica. Nella sola regione spagnola dell’Andalusia si stimano oltre 80 milioni di tonnellate di suolo perso ogni anno dalle aree olivetate. L’applicazione di pesticidi ed erbicidi così come di fertilizzanti causa contaminazione delle matrici ambientali (suolo e acqua) e lascia residui nei vegetali, accumulandosi nelle catene trofiche e nei prodotti agricoli (olio e drupe). L’irrigazione localizzata, praticata in molti oliveti intensivi nel Mediterraneo, è responsabile della salinizzazione dei suoli, soprattutto localizzati nella fascia costiera. Negli oliveti intensivi l’irrigazione è indispensabile a causa del ridotto volume di suolo esplorabile dagli apparati radicali. La pratica dell’irrigazione negli oliveti è in forte espansione proprio in aree caratterizzate da forti limitazioni idriche quali Creta, la Puglia in Italia, la regione dell’Andalusia in Spagna. Proprio in quest’area nel 1997 si è avuto un deficit idrico pari a 480 milioni di metri cubici e si è stimato che 300 milioni di metri cubici furono consumati per l’irrigazione nelle aziende olivicole. L’intensivizzazione degli oliveti ancora in atto (il cui numero di piante può variare da 250 piante/ha fino ad arrivare a 1800 piante/ha negli impianti super-intensivi), sta progressivamente contribuendo al degrado dei suoli della regione mediterranea. Altri effetti sull’ambiente sono legati alle pratiche colturali quali la potatura; l’allungamento dei turni di potatura, giustificati anche dall’elevato costo della manodopera; causa una drastica riduzione della chioma degli olivi secolari, con il risultato di ridurre la capacità degli stessi di ospitare l’avifauna. Le operazioni di meccanizzazione associate all’intensivizzazione della coltivazione dell’olivo, mal si conciliano con la presenza di terrazzamenti o di muri a secco; per tale motivo tali infrastrutture lineari - che spesso rappresentano l’ultimo rifugio per specie vegetali e animali oltre che rappresentare un utile mezzo per la conservazione dell’umidità del suolo – vengono così eliminate con un danno evidente anche per il paesaggio. Abbandono delle zone olivicole a causa dei bassi profitti e spopolamento delle aree rurali La riforma della PAC, nel 2003 (Reg. (CE) 1782/03), ha disaccoppiato dalla produzione i sussidi diretti agli olivicoltori ed introdotto il “pagamento unico aziendale” che condiziona l’erogazione dei contributi al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, di sanità vegetale ed alle buone pratiche agronomiche ambientali (condizionalità). Tale azione probabilmente condurrà ad un ulteriore abbassamento dei ricavi e quindi dell’attenzione rivolta agli oliveti secolari che corrono il rischio di venire abbandonati con impatti sull’ambiente quali il degrado delle strutture dedicate alla sistemazione dei terreni ed alla regimazione delle acque superficiali (muri a secco, canali, …) e l’innescarsi di processi erosivi. Politiche di protezione limitate o assenti Molte delle Aree agricole ad Elevato Valore Naturale non rientrano nelle aree protette e questo condiziona la possibilità di mantenere tali aree le quali dovrebbero essere considerate non solo in termini di conservazione ma anche di sviluppo (essendo pur sempre aree agricole produttive). La conservazione delle più importanti specie della flora e della vegetazione di tali aree agricole implica il rafforzamento della legislazione esistente e l’applicazione di nuove norme anche attraverso azioni concertate con istituzioni nazionali ed internazionali, di esperti di settore e degli agricoltori. La Legge Regionale n. 14 del 4/06/2007 “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli olivi monumentali della Puglia” è indirizzata alla protezione ed alla messa in valore degli olivi secolari, benché isolati, in ragione del loro ruolo produttivo, ecologico e di difesa idrogeologica, del loro ruolo peculiare nella storia, nella cultura e nel paesaggio pugliese. Ad oggi tale legge regionale è unica nel suo genere a livello europeo. Sradicamento degli olivi secolari per il loro uso ornamentale Negli ultimi anni numerosi olivi secolari sono stati asportati e commercializzati per decorare i giardini di ville signorili, depauperando notevolmente il paesaggio pugliese in termini di valore storico-culturale, vegetazionale e produttivo. Il rischio sotteso da tale pratica è che gli olivi secolari vengano considerati solo come elementi ornamentali con ciò compromettendo il contesto agricolo, produttivo ed ambientale in Puglia e in Grecia. Gli impatti che questa pratica ha sono i seguenti:
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Introduzione





